Padova. “Il paziente pensa a omicidio-suicidio”. Dimesso, accoltella la moglie e si impicca.

È il 6 gennaio del 2014. Al 118 arriva la telefonata di un anziano: si chiama Pietro Zaramella, ha 82 anni, vive a Montagnana e chiede di essere ricoverato d’urgenza. L’ambulanza lo raggiunge in pochi minuti, e lo porta all’ospedale di Monselice. Nel referto medico si legge: “Paziente conosciuto per un precedente ricovero nel 2009 (…) arriva al pronto soccorso accompagnato dal 118, chiamato da lui stesso a domicilio, affermando di non farcela più a sostenere la difficile situazione familiare (moglie invalida al 100%, allettata e non autosufficiente) ed esprimendo ripetutamente pensieri di omicidio-suicidio”.
Viste le sue condizioni, l’anziano resta ricoverato per tre settimane nel Centro di salute mentale fino a quando, il 28 gennaio, viene dimesso: per i medici la sua situazione si è stabilizzata ed è pronto a tornare a casa, da sua moglie Edda Rossetto, 81 anni, malata gravemente. E invece, appena una settimana dopo, il 4 febbraio Zaramella prende un grosso coltello, uccide la donna e chiama le forze dell’ordine: “L’ho ammazzata… perché è invalida e nessuno me la riconosce e la ricovera… l’ho ammazzata, l’ho ammazzata… e adesso mi ammazzo anche io”. Poi, esce di casa, raggiunge un deposito attrezzi e lì, in quel capanno, si toglie la vita impiccandosi. Così ha messo in atto quei pensieri terribili che, soltanto 22 giorni prima, aveva confessato ai medici.

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