Padova. Mazzette all’obitorio: i dipendenti rischiano il posto.

Mazzette all’obitorio per sistemare bene il caro estinto e, magari, per evitare di lasciarlo puzzare fuori dalla cella frigorifera non avendo pagato la “mancia”. Nessun accordo su alcuni patteggiamenti: il Pubblico Ministero ha chiesto di spedire a processo tutti i 42 imputati, ritenendo provate le accuse di mercanteggiare sui cadaveri utilizzati come merce di scambio per raggranellare qualche soldo in nero. Un meccanismo che ha coinvolto, oltre a 28 fra titolari e lavoratori di imprese funebri, anche 14 dipendenti ospedalieri addetti all’obitorio. Anzi 16 dipendenti dell’ente sanitario: due di loro sono già usciti di scena patteggiando due anni e ottenendo la sospensione condizionale della pena durante la fase d’indagine. Appena ricevuto l’informazione di garanzia, temendo di finire travolte dall’inchiesta, avevano raccontato agli inquirenti il meccanismo consolidato al centro di una denuncia anonima trasmessa prima all’Azienda ospedaliera e poi alla procura della Repubblica. Ora per i colleghi si mette male due volte: oltre a rischiare il processo, temono di perdere il posto di lavoro con l’avvio a loro carico di un procedimento disciplinare appena ufficializzato dall’Azienda sanitaria. Di nuovo in aula per la conclusione dell’udienza preliminare il 7 febbraio: parola alle difese, poi il giudice si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio. Ai 14 dipendenti dell’Azienda ospedaliera è stata da poco recapitata la lettera che li informa dell’avvio di un procedimento disciplinare. Il regolamento di disciplina dei dipendenti pubblici prevede che possa essere applicata la sospensione dal posto di lavoro fin dalla richiesta di rinvio a giudizio, mentre basta una sentenza di condanna in primo grado per far scattare il licenziamento. I reati contestati sono la corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, il falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, la truffa. Tutto parte da un esposto anonimo che denuncia quel malcostume tra il 2014 e il 2015. Viene aperta un’inchiesta, sono svolti controlli. E scattano intercettazioni telefoniche e ambientali con controlli a distanza da parte degli investigatori che fotografano incontri e scambi di soldi. Le due colleghe – che retrodatano il “sistema” agli inizi del 2000 – raccontano: si certificava che non c’era necessità di vestizione della salma evitando all’impresa funebre il pagamento di 80 euro, la tariffa per la prestazione di servizio obitoriale. Tariffa, anzi mazzetta, che sarebbe stata versata in contanti agli addetti all’obitorio. A volte, però, i soldi erano appena qualche decina di euro suddivisi fra chi era di turno. La difesa degli imputati? Solo una mancia.

Condividi
Indietro