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Maurizio Scandurra: “Stop al racket del caro-estinto”.

Si chiama “racket del caro-estinto”, si legge “compravendita dei cadaveri” in ospedali e Rsa. È questo il fenomeno diffusissimo al centro di una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica condotta da Maurizio Scandurra. Il giornalista radiotelevisivo cattolico è protagonista di una video-inchiesta, firmata dal regista Maurizio Morgia e girata nella suggestiva location dello storico cimitero ottocentesco napoleonico di Fiorano Canavese, nel Torinese.
Con la liberalizzazione delle licenze funebri nel 1998, le imprese del settore si sono moltiplicate. Molte delle quali, per competere slealmente, intessono relazioni criminose occulte all’interno dei luoghi di cura e riposo con gli addetti alle camere mortuarie per aggiudicarsi corpi e funerali a suon di ‘mance’ espressamente vietate dai correnti regolamenti di Polizia Mortuaria”, spiega Scandurra. “Consigliare imprese funebri in ospedale e Rsa è reato. E chi, nell’ora del dolore, cade nel tranello credendo che qualcuno gli offra una via privilegiata per risolvere il problema della sepoltura del congiunto, in realtà è come se stesse vendendo il proprio caro al miglior offerente. Il cui corpo finisce così nelle mani di aziende legate alla criminalità organizzata pronte a riciclare nel commercio delle salme denaro sporco proveniente da attività illecite eludendo ed evadendo il Fisco. Penalizzando gli operatori onesti del settore che con serietà accompagnano i defunti al momento del commiato. Torino, Ivrea, Milano, Bologna, Campania e Sicilia tra le città e le regioni più colpite”.
Il giornalista mette in guardia “dai comportamenti ‘interessati’ con cui è facile venire a contatto nelle camere mortuarie quando si è più vulnerabili per la perdita di una persona cara. Evitare di accettare suggerimenti e indicazioni è il primo passo da compiere per rimanere nella legalità. E contrastare l’abominevole asta dei corpi che, specialmente dopo il Covid, interessa in media circa il 70% dei decessi esterni che avvengono al di fuori delle mura domestiche, alterando profondamente dall’interno un mercato che ogni anno produce un Pil pari a 2,2 miliardi di euro e impiega più di 50mila risorse umane dirette e indirette. Ho scelto di scendere in campo nel contrasto a uno scempio che va in scena quotidianamente laddove si soffre. Complice anche il dilagare di chat anonime che rendono più difficile intercettarne gli autori. Per tutelare altresì tutti quegli eroi onesti che ogni giorno lavorano seriamente in ospedale e in Rsa. E con loro tutte le onoranze funebri corrette che dicono ‘No’ alla compravendita dei cadaveri’. Un tema delicato, altrettanto scomodo, che merita invece più attenzione e spazio. Perché il rispetto per i defunti è la prima forma di civiltà”.

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