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Daniele Fogli: “Quelli che la gente chiama becchini talvolta si suicidano”.

Da 47 anni vive tra i morti. A 71 potrebbe smettere, ma lui dice che si diverte così. In effetti è difficile incontrare una persona più radiosa dell’ingegner Daniele Fogli da Ferrara. Eppure è dal 1975 che si sobbarca i compiti più sgradevoli assegnabili a un essere umano. Dove collocare le salme nella prima ondata della pandemia, con la mortalità in certe zone aumentata dell’800 per cento? Chiamano Fogli. Chi riscrive i regolamenti statali e regionali di polizia mortuaria? Chiamano Fogli. Come ristrutturare, gestire o inserire nei piani regolatori i cimiteri di Roma, Torino, Bologna, Genova, Firenze, Verona, Trieste, Rovigo, Arezzo, Faenza, Asti, Gorizia, Trento, Bolzano, Como, Treviso, Mantova, Ravenna, Ancona, Forlì, Foggia, ma anche di località minori quali Casale Monferrato, Cinisello Balsamo, Paderno Dugnano, Follonica e Camaiore? Chiamano Fogli.
Il massimo esperto del “dopo” ha talmente ben presente la precarietà della vita da essere uno dei pochi italiani a non aver mai chiesto un contratto di lavoro a tempo indeterminato: “Mi sono sempre accontentato di incarichi triennali”. Puntualmente rinnovati. Anzi, quasi eterni, come quello di presidente del comitato tecnico della Federazione Europea dei Servizi Funerari, ricoperto per ben 22 anni. L’ingegner Fogli è convinto che dopo la morte qualcosa resti. Infatti è anche l’esclusivista per l’Italia della olandese Orthometals, la prima multinazionale a riciclare i metalli lasciati incombusti dal fuoco in 1.250 dei 6.000 crematori sparsi nel mondo, di cui 87 nel nostro Paese.

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