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Il suicidio secondo Dante.

Il tema del suicidio è, nella sua minacciosa ambiguità, un elemento portante della struttura teologico-giudiziaria della Commedia. Tutti sappiamo che i Suicidi sono puniti nel II girone del VII cerchio d’inferno, cerchio destinato ai Violenti. Notiamo subito che la collocazione dei Suicidi al secondo grado della sezione dei Violenti, cioè in uno spazio anulare più prossimo a Satana rispetto a quello riservato agli Assassini (dislocati nel I girone), e sottoposti a una pena più atroce, corrisponde all’articolo della teodicea scolastica in forza del quale, avendoci il buon Dio, nel crearci, affidati in primissima istanza a noi stessi (avendoci, insomma, rimessi alla nostra libertà), chi uccide sé consuma colpa più grave di chi uccide l’altro, anche se si toglie la possibilità della recidiva… Dante sembra dunque attenersi, in materia di suicidio, ai capitolati di Tommaso d’Aquino.

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