La morte nascosta dall’innocenza.

Anche i russi amano i loro bambini”, cantava Sting ai tempi dell’escalation missilistica fra le superpotenze. Scommetteva sull’ultimo tabù, sul primordiale istinto di protezione verso i cuccioli come antidoto al cupio dissolvi di una guerra nucleare. Al tempo delle guerre asimmetriche, invece, l’amore per i figli non sembra più ergersi come estrema frontiera dell’umanità contro la catastrofe. Quando il martirio diventa una regola d’ingaggio, anche il corpo inviolabile dei bambini diventa un’arma. Bambine imbottite di tritolo mandate a farsi esplodere nei mercati africani sono una realtà che non ha bisogno di fotografie per inorridirci. Ma quando si producono immagini che militarizzano i corpi dei bambini, allora entra in gioco qualcosa di più di una crudele pratica terroristica.

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