Sepolture rituali dei Neanderthal: i misteri della Cueva de lo Castillos.

La Cueva de lo Castillos, situata nella regione della Cantabria, nel nord della Spagna, è un sito archeologico di straordinaria importanza. Conosciuta per le più antiche pitture rupestri d’Europa, questa caverna custodisce tracce tangibili non solo dell’arte preistorica, ma anche di un’antichissima pratica umana: la sepoltura rituale dei morti da parte dell’uomo di Neanderthal.
Le pitture rupestri della Cueva: un viaggio nel tempo
All’interno della Cueva de lo Castillos si trovano raffigurazioni di mani risalenti al 40.800 a.C., un’epoca remota che precede di millenni le espressioni artistiche attribuite all’Homo sapiens. Queste impronte, realizzate con pigmenti naturali, rappresentano un importante indizio della presenza simbolica e culturale dei Neanderthal.
Non si trattava solo di arte: questi segni sulle pareti testimoniano una forma di pensiero astratto, probabilmente legato a riti, miti o forme di comunicazione oggi perdute.
I Neanderthal: i primi a seppellire i morti
Contrariamente a quanto per lungo tempo sostenuto, oggi gli archeologi concordano sul fatto che l’uomo di Neanderthal sia stato il primo a seppellire i propri morti. Le sepolture scoperte in vari siti, tra cui la stessa Cueva de lo Castillos, mostrano una sorprendente cura nei confronti dei defunti, testimoniando gesti rituali complessi.
Come avvenivano le sepolture?
I corpi dei defunti venivano adagiati all’interno di fosse scavate appositamente nel terreno della caverna. In molti casi, le fosse erano ricoperte con lastre di pietra, forse con l’intenzione di proteggere i resti o di delimitare simbolicamente il passaggio tra i mondi.
Il corpo veniva disposto in posizione fetale o rannicchiata, richiamando la postura del sonno o persino del grembo materno. Questa scelta potrebbe non essere casuale: alcuni studiosi ipotizzano che simboleggiasse un ritorno alla terra o una rinascita nell’aldilà.
Oggetti per la vita dopo la morte
Uno degli elementi più affascinanti è la presenza, accanto ai corpi, di strumenti in selce: lame, raschiatoi, punte. Non si trattava di semplice corredo funzionale, ma di oggetti deposti intenzionalmente, come se il defunto potesse averne bisogno in un’altra vita.
Questo gesto suggerisce una concezione spirituale dell’esistenza, una credenza in qualche forma di continuazione dopo la morte. La pratica di accompagnare i morti con oggetti di uso quotidiano rappresenta un passaggio fondamentale nell’evoluzione della coscienza umana.
Tracce di cultura dimenticate (e riscoperte)
Per decenni, l’uomo di Neanderthal è stato rappresentato come una figura primitiva e brutale. Oggi, grazie a siti come la Cueva de lo Castillos, questa visione è radicalmente cambiata. Le evidenze archeologiche dimostrano che i Neanderthal possedevano una cultura complessa, una visione simbolica del mondo e un profondo senso di comunità.
Le sepolture rituali, unite alla produzione di arte rupestre, testimoniano un’umanità capace di emozioni, di memoria e di spiritualità.
La Cueva de lo Castillos non è solo un sito di pitture rupestri: è una finestra sul pensiero dei Neanderthal, i nostri lontani cugini. Le loro sepolture rituali ci parlano di un senso del sacro che anticipa di millenni le grandi religioni.
LPP
La Cueva de lo Castillos, situata nella regione della Cantabria, nel nord della Spagna, è un sito archeologico di straordinaria importanza. Conosciuta per le più antiche pitture rupestri d’Europa, questa caverna custodisce tracce tangibili non solo dell’arte preistorica, ma anche di un’antichissima pratica umana: la sepoltura rituale dei morti da parte dell’uomo di Neanderthal.
Le pitture rupestri della Cueva: un viaggio nel tempo
All’interno della Cueva de lo Castillos si trovano raffigurazioni di mani risalenti al 40.800 a.C., un’epoca remota che precede di millenni le espressioni artistiche attribuite all’Homo sapiens. Queste impronte, realizzate con pigmenti naturali, rappresentano un importante indizio della presenza simbolica e culturale dei Neanderthal.
Non si trattava solo di arte: questi segni sulle pareti testimoniano una forma di pensiero astratto, probabilmente legato a riti, miti o forme di comunicazione oggi perdute.
I Neanderthal: i primi a seppellire i morti
Contrariamente a quanto per lungo tempo sostenuto, oggi gli archeologi concordano sul fatto che l’uomo di Neanderthal sia stato il primo a seppellire i propri morti. Le sepolture scoperte in vari siti, tra cui la stessa Cueva de lo Castillos, mostrano una sorprendente cura nei confronti dei defunti, testimoniando gesti rituali complessi.
Come avvenivano le sepolture?
I corpi dei defunti venivano adagiati all’interno di fosse scavate appositamente nel terreno della caverna. In molti casi, le fosse erano ricoperte con lastre di pietra, forse con l’intenzione di proteggere i resti o di delimitare simbolicamente il passaggio tra i mondi.
Il corpo veniva disposto in posizione fetale o rannicchiata, richiamando la postura del sonno o persino del grembo materno. Questa scelta potrebbe non essere casuale: alcuni studiosi ipotizzano che simboleggiasse un ritorno alla terra o una rinascita nell’aldilà.
Oggetti per la vita dopo la morte
Uno degli elementi più affascinanti è la presenza, accanto ai corpi, di strumenti in selce: lame, raschiatoi, punte. Non si trattava di semplice corredo funzionale, ma di oggetti deposti intenzionalmente, come se il defunto potesse averne bisogno in un’altra vita.
Questo gesto suggerisce una concezione spirituale dell’esistenza, una credenza in qualche forma di continuazione dopo la morte. La pratica di accompagnare i morti con oggetti di uso quotidiano rappresenta un passaggio fondamentale nell’evoluzione della coscienza umana.
Tracce di cultura dimenticate (e riscoperte)
Per decenni, l’uomo di Neanderthal è stato rappresentato come una figura primitiva e brutale. Oggi, grazie a siti come la Cueva de lo Castillos, questa visione è radicalmente cambiata. Le evidenze archeologiche dimostrano che i Neanderthal possedevano una cultura complessa, una visione simbolica del mondo e un profondo senso di comunità.
Le sepolture rituali, unite alla produzione di arte rupestre, testimoniano un’umanità capace di emozioni, di memoria e di spiritualità.
La Cueva de lo Castillos non è solo un sito di pitture rupestri: è una finestra sul pensiero dei Neanderthal, i nostri lontani cugini. Le loro sepolture rituali ci parlano di un senso del sacro che anticipa di millenni le grandi religioni.
LPP