Napoli, la truffa del Cimitero delle 366 fosse.

La truffa del Cimitero delle 366 fosse di Napoli ha portato alla luce un sistema di vendite illecite di loculi e cappelle, arrecando danni irreversibili al patrimonio storico.
Questa vicenda ha coinvolto numerosi cittadini, ingannati da venditori abusivi che lucravano sulla disperazione di chi cercava un posto per i propri defunti.
Il sequestro dell’area, ordinato dalla Procura di Napoli, ha rivelato il giro d’affari dietro questa operazione illecita, stimato in centinaia di migliaia di euro.
Un monumento storico violato
Il Cimitero delle 366 fosse fu costruito nel 1763 per volere di Ferdinando IV di Borbone, destinato ad accogliere le sepolture dei ceti popolari con un criterio cronologico.
L’opera, situata nel quartiere di Poggioreale, è considerata un monumento storico di grande valore architettonico.
Tuttavia, dagli anni ’60 del Novecento, la sua gestione ha subito diverse irregolarità, culminate nella vendita abusiva di loculi e cappelle da parte di figure non autorizzate.
Le vittime della truffa
Decine di cittadini hanno denunciato di aver acquistato loculi nel Cimitero delle 366 fosse, pagando somme comprese tra i 4.000 e i 5.000 euro.
Tuttavia, nel 2019, molte di queste persone hanno scoperto che i loro contratti erano falsi o irregolari.
Le richieste di sanatoria da parte dell’Arciconfraternita di Santa Maria del Popolo, che gestisce il cimitero, hanno sollevato sospetti su un sistema di corruzione che potrebbe essere andato avanti per anni.
Il ruolo dei responsabili
L’ex custode Antonio De Gregorio è stato identificato come uno dei principali responsabili della truffa, avendo ricevuto direttamente i pagamenti da numerosi acquirenti.
Tuttavia, le indagini suggeriscono che il sistema fosse più complesso e coinvolgesse altre figure, tra cui dipendenti comunali e operatori funebri.
Le autorità hanno anche sequestrato tre cappelle gentilizie vendute illegalmente all’interno del cimitero.
Il sequestro e le indagini
A seguito delle indagini, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro delle strutture coinvolte nella truffa del Cimitero delle 366 fosse, impedendo ulteriori vendite illecite.
Le autorità stanno ora cercando di risalire ai vertici dell’organizzazione per individuare tutte le responsabilità e garantire giustizia alle vittime di questa frode.
La truffa del Cimitero delle 366 fosse rappresenta un grave attacco al patrimonio storico e un’ingiustizia per i cittadini coinvolti.
L’inchiesta in corso mira a restituire dignità ai defunti e ai loro familiari, ponendo fine a un sistema di abusi che è andato avanti per troppo tempo.
Resta ora da vedere se le indagini riusciranno a fare piena luce su tutti i responsabili e a garantire che simili episodi non si ripetano in futuro.
La truffa del Cimitero delle 366 fosse di Napoli ha portato alla luce un sistema di vendite illecite di loculi e cappelle, arrecando danni irreversibili al patrimonio storico.
Questa vicenda ha coinvolto numerosi cittadini, ingannati da venditori abusivi che lucravano sulla disperazione di chi cercava un posto per i propri defunti.
Il sequestro dell’area, ordinato dalla Procura di Napoli, ha rivelato il giro d’affari dietro questa operazione illecita, stimato in centinaia di migliaia di euro.
Un monumento storico violato
Il Cimitero delle 366 fosse fu costruito nel 1763 per volere di Ferdinando IV di Borbone, destinato ad accogliere le sepolture dei ceti popolari con un criterio cronologico.
L’opera, situata nel quartiere di Poggioreale, è considerata un monumento storico di grande valore architettonico.
Tuttavia, dagli anni ’60 del Novecento, la sua gestione ha subito diverse irregolarità, culminate nella vendita abusiva di loculi e cappelle da parte di figure non autorizzate.
Le vittime della truffa
Decine di cittadini hanno denunciato di aver acquistato loculi nel Cimitero delle 366 fosse, pagando somme comprese tra i 4.000 e i 5.000 euro.
Tuttavia, nel 2019, molte di queste persone hanno scoperto che i loro contratti erano falsi o irregolari.
Le richieste di sanatoria da parte dell’Arciconfraternita di Santa Maria del Popolo, che gestisce il cimitero, hanno sollevato sospetti su un sistema di corruzione che potrebbe essere andato avanti per anni.
Il ruolo dei responsabili
L’ex custode Antonio De Gregorio è stato identificato come uno dei principali responsabili della truffa, avendo ricevuto direttamente i pagamenti da numerosi acquirenti.
Tuttavia, le indagini suggeriscono che il sistema fosse più complesso e coinvolgesse altre figure, tra cui dipendenti comunali e operatori funebri.
Le autorità hanno anche sequestrato tre cappelle gentilizie vendute illegalmente all’interno del cimitero.
Il sequestro e le indagini
A seguito delle indagini, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro delle strutture coinvolte nella truffa del Cimitero delle 366 fosse, impedendo ulteriori vendite illecite.
Le autorità stanno ora cercando di risalire ai vertici dell’organizzazione per individuare tutte le responsabilità e garantire giustizia alle vittime di questa frode.
La truffa del Cimitero delle 366 fosse rappresenta un grave attacco al patrimonio storico e un’ingiustizia per i cittadini coinvolti.
L’inchiesta in corso mira a restituire dignità ai defunti e ai loro familiari, ponendo fine a un sistema di abusi che è andato avanti per troppo tempo.
Resta ora da vedere se le indagini riusciranno a fare piena luce su tutti i responsabili e a garantire che simili episodi non si ripetano in futuro.