Dispersione ceneri sulle Dolomiti: boom di richieste ma la diocesi di Belluno-Feltre frena.

Dispersione ceneri. Cresce la richiesta di disperdere le ceneri in montagna, soprattutto sulle Dolomiti. Ma la Diocesi di Belluno-Feltre lancia un monito: “È una pratica da scoraggiare”. Tra libertà individuale e valori religiosi, si riaccende il dibattito su come dire addio ai propri cari.
Il desiderio di tornare alla natura, magari sulle amate vette dolomitiche, dopo la morte è sempre più diffuso tra i cittadini del Bellunese. La distribuzione delle ceneri in natura, una pratica regolamentata a livello regionale dal 2010, sta infatti vivendo una crescita significativa, come confermato da diverse case funerarie del territorio. Eppure, questa scelta personale si scontra con le indicazioni della Chiesa cattolica, che ancora una volta ribadisce la propria contrarietà.
Dispersione delle ceneri: una tendenza in crescita
“È un trend culturale in crescita” afferma la casa funeraria De Dea Gelisio, con sedi a Belluno, Longarone, Mel e Ponte nelle Alpi. “Riceviamo sicuramente più richieste oggi rispetto a qualche anno fa”. Una crescita che trova riscontro anche a livello nazionale, e che coinvolge sempre più persone attratte dall’idea di fondersi simbolicamente con il paesaggio che amavano in vita.
Nel territorio bellunese, le Dolomiti – patrimonio UNESCO e luogo dal profondo valore simbolico – sono spesso la destinazione prescelta. Proprio qui lo scrittore Dino Buzzati aveva chiesto di far disperdere le proprie ceneri, richiesta esaudita solo dopo l’introduzione della legge regionale che lo consente a determinate condizioni (almeno 200 metri di distanza dai centri abitati).
La posizione della Chiesa: “Pratica da scoraggiare”
Nonostante la crescente diffusione, la dispersione delle ceneri continua a incontrare la ferma opposizione della Chiesa cattolica. Durante l’ultimo Consiglio presbiterale della Diocesi di Belluno-Feltre, il vescovo Renato Marangoni ha ribadito la necessità di “scoraggiare la pratica della dispersione” e di mantenere una forte attenzione alla ritualità cristiana del commiato.
Nel comunicato ufficiale si legge: “C’è molto in gioco a livello di cura pastorale e ritualità. È necessario approfondire il tema per arrivare a prassi più unitarie e condivise”. La cremazione in sé è ammessa dalla Chiesa dal 1963, ma solo a condizione che le ceneri vengano conservate nei cimiteri e non disperse.
Don Davide Fiocco, sacerdote e teologo della diocesi, sottolinea: “La Chiesa non condanna ma non approva la dispersione. Il rischio è cancellare la memoria fisica del defunto e cedere a visioni panteiste o nichiliste, che non si conciliano con il personalismo cristiano. Il cimitero resta il segno spirituale di comunione tra vivi e defunti”.
Funerali solo in chiesa: no alle esequie nelle case funerarie
Nel consiglio diocesano si è discusso anche del ruolo crescente delle case funerarie, oggi molto diffuse e apprezzate dalle famiglie per la loro accoglienza. Tuttavia, la diocesi ha specificato che non devono essere celebrati funerali all’interno di queste strutture. I ministri cristiani non dovranno guidare momenti di preghiera durante l’ultimo saluto, per non creare ambiguità rispetto alle esequie religiose tradizionali.
È ammessa, invece, una visita pastorale con preghiere come la Veglia o il Rosario in momenti precedenti o successivi alla cerimonia funebre vera e propria, che deve restare esclusivamente in chiesa, nel rispetto della liturgia cattolica.
Un dibattito aperto tra fede, cultura e libertà personale
Il contrasto tra la domanda crescente di rituali personalizzati e naturali e la posizione della Chiesa rappresenta uno dei temi più attuali nel panorama funerario italiano. Da un lato, cresce la voglia di ritrovare un legame diretto con la natura, in sintonia con una visione laica, simbolica o spirituale della morte. Dall’altro, la Chiesa invita a non perdere il senso comunitario e trascendente del rito funebre, ancorato alla speranza cristiana della resurrezione.
Il dibattito è destinato a proseguire, anche in vista della Veglia pasquale, momento centrale del calendario liturgico cristiano, in cui la comunità proclama la fede nella resurrezione della carne. Una domanda fondamentale, come ricorda Don Fiocco: “Credete nella risurrezione della carne e la vita eterna?”
In un territorio come quello bellunese, profondamente segnato dalla bellezza e dalla sacralità delle montagne, la scelta di disperdere le ceneri sulle Dolomiti continua a interrogare famiglie, istituzioni e Chiesa. La sfida è trovare un equilibrio tra il bisogno di personalizzazione del lutto, il rispetto per la fede cristiana e le normative civili, in un tempo in cui la morte – e il modo in cui la si accompagna – è sempre più al centro del cambiamento culturale.
LPP
Dispersione ceneri. Cresce la richiesta di disperdere le ceneri in montagna, soprattutto sulle Dolomiti. Ma la Diocesi di Belluno-Feltre lancia un monito: “È una pratica da scoraggiare”. Tra libertà individuale e valori religiosi, si riaccende il dibattito su come dire addio ai propri cari.
Il desiderio di tornare alla natura, magari sulle amate vette dolomitiche, dopo la morte è sempre più diffuso tra i cittadini del Bellunese. La distribuzione delle ceneri in natura, una pratica regolamentata a livello regionale dal 2010, sta infatti vivendo una crescita significativa, come confermato da diverse case funerarie del territorio. Eppure, questa scelta personale si scontra con le indicazioni della Chiesa cattolica, che ancora una volta ribadisce la propria contrarietà.
Dispersione delle ceneri: una tendenza in crescita
“È un trend culturale in crescita” afferma la casa funeraria De Dea Gelisio, con sedi a Belluno, Longarone, Mel e Ponte nelle Alpi. “Riceviamo sicuramente più richieste oggi rispetto a qualche anno fa”. Una crescita che trova riscontro anche a livello nazionale, e che coinvolge sempre più persone attratte dall’idea di fondersi simbolicamente con il paesaggio che amavano in vita.
Nel territorio bellunese, le Dolomiti – patrimonio UNESCO e luogo dal profondo valore simbolico – sono spesso la destinazione prescelta. Proprio qui lo scrittore Dino Buzzati aveva chiesto di far disperdere le proprie ceneri, richiesta esaudita solo dopo l’introduzione della legge regionale che lo consente a determinate condizioni (almeno 200 metri di distanza dai centri abitati).
La posizione della Chiesa: “Pratica da scoraggiare”
Nonostante la crescente diffusione, la dispersione delle ceneri continua a incontrare la ferma opposizione della Chiesa cattolica. Durante l’ultimo Consiglio presbiterale della Diocesi di Belluno-Feltre, il vescovo Renato Marangoni ha ribadito la necessità di “scoraggiare la pratica della dispersione” e di mantenere una forte attenzione alla ritualità cristiana del commiato.
Nel comunicato ufficiale si legge: “C’è molto in gioco a livello di cura pastorale e ritualità. È necessario approfondire il tema per arrivare a prassi più unitarie e condivise”. La cremazione in sé è ammessa dalla Chiesa dal 1963, ma solo a condizione che le ceneri vengano conservate nei cimiteri e non disperse.
Don Davide Fiocco, sacerdote e teologo della diocesi, sottolinea: “La Chiesa non condanna ma non approva la dispersione. Il rischio è cancellare la memoria fisica del defunto e cedere a visioni panteiste o nichiliste, che non si conciliano con il personalismo cristiano. Il cimitero resta il segno spirituale di comunione tra vivi e defunti”.
Funerali solo in chiesa: no alle esequie nelle case funerarie
Nel consiglio diocesano si è discusso anche del ruolo crescente delle case funerarie, oggi molto diffuse e apprezzate dalle famiglie per la loro accoglienza. Tuttavia, la diocesi ha specificato che non devono essere celebrati funerali all’interno di queste strutture. I ministri cristiani non dovranno guidare momenti di preghiera durante l’ultimo saluto, per non creare ambiguità rispetto alle esequie religiose tradizionali.
È ammessa, invece, una visita pastorale con preghiere come la Veglia o il Rosario in momenti precedenti o successivi alla cerimonia funebre vera e propria, che deve restare esclusivamente in chiesa, nel rispetto della liturgia cattolica.
Un dibattito aperto tra fede, cultura e libertà personale
Il contrasto tra la domanda crescente di rituali personalizzati e naturali e la posizione della Chiesa rappresenta uno dei temi più attuali nel panorama funerario italiano. Da un lato, cresce la voglia di ritrovare un legame diretto con la natura, in sintonia con una visione laica, simbolica o spirituale della morte. Dall’altro, la Chiesa invita a non perdere il senso comunitario e trascendente del rito funebre, ancorato alla speranza cristiana della resurrezione.
Il dibattito è destinato a proseguire, anche in vista della Veglia pasquale, momento centrale del calendario liturgico cristiano, in cui la comunità proclama la fede nella resurrezione della carne. Una domanda fondamentale, come ricorda Don Fiocco: “Credete nella risurrezione della carne e la vita eterna?”
In un territorio come quello bellunese, profondamente segnato dalla bellezza e dalla sacralità delle montagne, la scelta di disperdere le ceneri sulle Dolomiti continua a interrogare famiglie, istituzioni e Chiesa. La sfida è trovare un equilibrio tra il bisogno di personalizzazione del lutto, il rispetto per la fede cristiana e le normative civili, in un tempo in cui la morte – e il modo in cui la si accompagna – è sempre più al centro del cambiamento culturale.
LPP