Civitavecchia. Si accendono le luci, ma il forno crematorio resta spento e diventa un caso.

Doveva iniziare la sua operatività entro il mese di settembre. E invece siamo ancora allo stallo più totale. Motivo? Manca l’allaccio del gas, un impedimento che blocca il servizio pubblico con Altair, l’azienda che ha realizzato la struttura ed è letteralmente furibonda: “Oramai siamo fuori tempo massimo”, dichiara Paolo Zanghieri, presidente della società con sede legale a Domodossola. ”Non ci sono più parole: la ditta responsabile dell’allaccio del gas è in colpevole ritardo. In questa situazione ci è successo davvero di tutto, visto quanto abbiamo tribolato anche con il Comune”. Il riferimento è alle prescrizioni imposte dall’amministrazione 5 stelle, legate soprattutto ad impatto ambientale e numero massimo di cremazioni all’anno. Da questo punto di vista si attende l’esito del ricorso al Tar del Lazio dell’Altair: la sentenza dovrebbe arrivare entro l’anno. Intanto i comitati hanno fatto delle foto al Forno, tutto illuminato, pensando che l’operatività fosse partita. Niente da fare, solo prove generali: l’impianto crematorio resta un vero e proprio caso.

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