31 marzo 1855. La morte di Charlotte Brontë: vita, opere e segreti dell’autrice di Jane Eyre.

Charlotte Brontë è una delle voci più intense e immortali della letteratura inglese dell’Ottocento. Nota soprattutto per il capolavoro Jane Eyre, la scrittrice britannica ha lasciato un segno profondo grazie a una produzione letteraria densa di pathos, introspezione psicologica e denuncia sociale, che riflette le sfide della sua vita breve ma straordinaria.
Le origini: una vita tra brughiera e dolore
Charlotte Brontë nasce il 21 aprile 1816 a Thornton, nello Yorkshire, figlia del curato irlandese Patrick Brontë (originariamente Porunty) e dell’insegnante religiosa Maria Branwell. Quando ha solo quattro anni, la famiglia si trasferisce a Haworth, in una canonica che si affaccia su un cimitero immerso nella brughiera. Questo paesaggio, tanto suggestivo quanto malinconico, sarà lo sfondo spirituale e simbolico di molte delle sue opere.
Dopo la morte precoce della madre, Charlotte cresce insieme alle sorelle Emily e Anne – anche loro future scrittrici di fama – e al fratello Branwell, con cui condivide un mondo immaginario fatto di storie, poesia e narrativa. La scrittura diventa presto una via di fuga dalla rigidità dell’epoca vittoriana e dai traumi familiari.
L’esperienza al collegio e la nascita della vocazione letteraria
L’infanzia di Charlotte viene segnata da un evento tragico: durante la permanenza alla Clergy Daughter’s School, due delle sue sorelle maggiori muoiono per le pessime condizioni dell’istituto. Questo trauma si rifletterà anni dopo nel duro ritratto della scuola di Lowood in Jane Eyre.
Charlotte continua gli studi alla scuola di Roe Head, dove inizia a insegnare e a lavorare come istitutrice privata. Nel 1842, parte per Bruxelles insieme a Emily per studiare francese. Lì si innamora del suo professore di retorica, Constantin Héger, un uomo sposato che ispirerà alcune delle sue pagine più tormentate. Il legame, pur platonico, lascia un’impronta indelebile nel suo immaginario letterario.
La pubblicazione di Jane Eyre e il successo sotto pseudonimo
Tornata in Inghilterra, Charlotte Brontë si dedica con le sorelle alla scrittura. Nel 1847, mentre Emily pubblica Cime tempestose e Anne Agnes Grey, Charlotte esordisce con il romanzo che la renderà celebre: Jane Eyre, firmato con lo pseudonimo maschile di Currer Bell.
Il romanzo ottiene subito un enorme successo, conquistando critica e pubblico grazie alla sua protagonista forte, indipendente e dotata di una profonda etica personale. Jane Eyre è una storia di formazione, amore e riscatto, ambientata in un’Inghilterra vittoriana ancora profondamente ingiusta verso le donne.
Altri romanzi: Il professore, Shirley e Villette
Dopo il rifiuto iniziale di Il professore (pubblicato postumo), Charlotte prosegue la sua attività letteraria con:
-
Shirley (1849), incentrato sull’amicizia tra una ricca ereditiera e una giovane donna di umili origini, in un contesto di rivolta industriale e crisi sociale.
-
Villette (1853), forse la sua opera più autobiografica, ambientata in un collegio femminile dove la protagonista, Lucy Snowe, affronta la solitudine, le difficoltà lavorative e un amore tormentato.
Tutti questi romanzi si distinguono per una prosa lirica ma equilibrata, per la profondità psicologica dei personaggi e per l’analisi spietata dei costumi vittoriani, soprattutto in ambito familiare e sentimentale.
Dolori familiari e ultimi anni
Purtroppo, negli anni successivi alla pubblicazione dei suoi romanzi, Charlotte affronta una serie di lutti devastanti: muoiono in rapida successione Branwell, Emily e Anne. Rimasta sola con il padre, rifiuta per lungo tempo di sposarsi, convinta che nessun uomo possa davvero comprendere la sua esigenza di libertà intellettuale.
Alla fine, nel 1854, sposa Arthur Bell Nicholls, reverendo e assistente del padre, scegliendo un’unione fondata sul rispetto e sulla stima. Ma la felicità dura poco: durante la gravidanza, Charlotte si ammala gravemente e muore il 31 marzo 1855, a soli 38 anni.
L’eredità letteraria di Charlotte Brontë
Nel 1857, l’amica e scrittrice Elizabeth Gaskell pubblica la prima biografia ufficiale di Charlotte Brontë, rivelando l’identità dietro lo pseudonimo di Currer Bell. Da allora, la fama dell’autrice è cresciuta costantemente, alimentata da generazioni di critici, scrittori e lettori affascinati dalla sua voce potente e dalla sua capacità di esplorare il cuore umano con realismo e poesia.
Jane Eyre, in particolare, è diventato un classico senza tempo, adattato per il cinema, il teatro e la televisione, e continua a parlare al pubblico contemporaneo con la sua modernità e forza emotiva.
Perché leggere Charlotte Brontë oggi?
Le opere di Charlotte Brontë offrono molto più di una semplice narrazione d’epoca. Parlano di emancipazione, di lotta per la propria identità, di amore non convenzionale e di resilienza. In un’epoca in cui la condizione femminile era rigidamente definita, Brontë ha avuto il coraggio di scrivere protagoniste complesse, capaci di pensare, desiderare e agire.
Se non l’hai ancora fatto, Jane Eyre (Garzanti, traduzione di Ugo Dettore) è il punto di partenza perfetto. Ma anche Il professore (Fazi, traduzione di Martina Rinaldi), Shirley (traduzione di Sabina Terziani) e Villette (traduzione di Simone Caltabellotta) sono letture preziose per scoprire tutta la profondità di questa straordinaria scrittrice vittoriana.
LPP
Charlotte Brontë è una delle voci più intense e immortali della letteratura inglese dell’Ottocento. Nota soprattutto per il capolavoro Jane Eyre, la scrittrice britannica ha lasciato un segno profondo grazie a una produzione letteraria densa di pathos, introspezione psicologica e denuncia sociale, che riflette le sfide della sua vita breve ma straordinaria.
Le origini: una vita tra brughiera e dolore
Charlotte Brontë nasce il 21 aprile 1816 a Thornton, nello Yorkshire, figlia del curato irlandese Patrick Brontë (originariamente Porunty) e dell’insegnante religiosa Maria Branwell. Quando ha solo quattro anni, la famiglia si trasferisce a Haworth, in una canonica che si affaccia su un cimitero immerso nella brughiera. Questo paesaggio, tanto suggestivo quanto malinconico, sarà lo sfondo spirituale e simbolico di molte delle sue opere.
Dopo la morte precoce della madre, Charlotte cresce insieme alle sorelle Emily e Anne – anche loro future scrittrici di fama – e al fratello Branwell, con cui condivide un mondo immaginario fatto di storie, poesia e narrativa. La scrittura diventa presto una via di fuga dalla rigidità dell’epoca vittoriana e dai traumi familiari.
L’esperienza al collegio e la nascita della vocazione letteraria
L’infanzia di Charlotte viene segnata da un evento tragico: durante la permanenza alla Clergy Daughter’s School, due delle sue sorelle maggiori muoiono per le pessime condizioni dell’istituto. Questo trauma si rifletterà anni dopo nel duro ritratto della scuola di Lowood in Jane Eyre.
Charlotte continua gli studi alla scuola di Roe Head, dove inizia a insegnare e a lavorare come istitutrice privata. Nel 1842, parte per Bruxelles insieme a Emily per studiare francese. Lì si innamora del suo professore di retorica, Constantin Héger, un uomo sposato che ispirerà alcune delle sue pagine più tormentate. Il legame, pur platonico, lascia un’impronta indelebile nel suo immaginario letterario.
La pubblicazione di Jane Eyre e il successo sotto pseudonimo
Tornata in Inghilterra, Charlotte Brontë si dedica con le sorelle alla scrittura. Nel 1847, mentre Emily pubblica Cime tempestose e Anne Agnes Grey, Charlotte esordisce con il romanzo che la renderà celebre: Jane Eyre, firmato con lo pseudonimo maschile di Currer Bell.
Il romanzo ottiene subito un enorme successo, conquistando critica e pubblico grazie alla sua protagonista forte, indipendente e dotata di una profonda etica personale. Jane Eyre è una storia di formazione, amore e riscatto, ambientata in un’Inghilterra vittoriana ancora profondamente ingiusta verso le donne.
Altri romanzi: Il professore, Shirley e Villette
Dopo il rifiuto iniziale di Il professore (pubblicato postumo), Charlotte prosegue la sua attività letteraria con:
-
Shirley (1849), incentrato sull’amicizia tra una ricca ereditiera e una giovane donna di umili origini, in un contesto di rivolta industriale e crisi sociale.
-
Villette (1853), forse la sua opera più autobiografica, ambientata in un collegio femminile dove la protagonista, Lucy Snowe, affronta la solitudine, le difficoltà lavorative e un amore tormentato.
Tutti questi romanzi si distinguono per una prosa lirica ma equilibrata, per la profondità psicologica dei personaggi e per l’analisi spietata dei costumi vittoriani, soprattutto in ambito familiare e sentimentale.
Dolori familiari e ultimi anni
Purtroppo, negli anni successivi alla pubblicazione dei suoi romanzi, Charlotte affronta una serie di lutti devastanti: muoiono in rapida successione Branwell, Emily e Anne. Rimasta sola con il padre, rifiuta per lungo tempo di sposarsi, convinta che nessun uomo possa davvero comprendere la sua esigenza di libertà intellettuale.
Alla fine, nel 1854, sposa Arthur Bell Nicholls, reverendo e assistente del padre, scegliendo un’unione fondata sul rispetto e sulla stima. Ma la felicità dura poco: durante la gravidanza, Charlotte si ammala gravemente e muore il 31 marzo 1855, a soli 38 anni.
L’eredità letteraria di Charlotte Brontë
Nel 1857, l’amica e scrittrice Elizabeth Gaskell pubblica la prima biografia ufficiale di Charlotte Brontë, rivelando l’identità dietro lo pseudonimo di Currer Bell. Da allora, la fama dell’autrice è cresciuta costantemente, alimentata da generazioni di critici, scrittori e lettori affascinati dalla sua voce potente e dalla sua capacità di esplorare il cuore umano con realismo e poesia.
Jane Eyre, in particolare, è diventato un classico senza tempo, adattato per il cinema, il teatro e la televisione, e continua a parlare al pubblico contemporaneo con la sua modernità e forza emotiva.
Perché leggere Charlotte Brontë oggi?
Le opere di Charlotte Brontë offrono molto più di una semplice narrazione d’epoca. Parlano di emancipazione, di lotta per la propria identità, di amore non convenzionale e di resilienza. In un’epoca in cui la condizione femminile era rigidamente definita, Brontë ha avuto il coraggio di scrivere protagoniste complesse, capaci di pensare, desiderare e agire.
Se non l’hai ancora fatto, Jane Eyre (Garzanti, traduzione di Ugo Dettore) è il punto di partenza perfetto. Ma anche Il professore (Fazi, traduzione di Martina Rinaldi), Shirley (traduzione di Sabina Terziani) e Villette (traduzione di Simone Caltabellotta) sono letture preziose per scoprire tutta la profondità di questa straordinaria scrittrice vittoriana.
LPP