30 marzo 2023. La morte di Rudy Ruzza, storico bassista degli Statuto.

Il 30 marzo 2023 ci lasciava Rudy Ruzza, storico bassista del gruppo torinese Gli Statuto, a soli 61 anni. Era in cura da tempo per una malattia, ma non aveva mai smesso di trasmettere energia e passione per la musica. La sua morte ha lasciato un vuoto enorme nel cuore dei fan e nella scena musicale italiana, soprattutto in quella legata al movimento Mod.
Rudy Ruzza: una vita sul palco con gli Statuto
Entrato nella formazione degli Statuto alla fine degli anni Ottanta, Rudy Ruzza è stato per decenni una delle colonne portanti del gruppo. Con il suo basso — lo stesso strumento che in passato era stato suonato anche da Ezio Bosso — Ruzza ha contribuito all’identità sonora della band, partecipando a tutte le fasi della loro lunga carriera.
Indimenticabile la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 1992, quando la band portò sul palco l’irriverente brano “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”. Un titolo provocatorio, in perfetto stile Statuto, che riscosse un buon successo di pubblico e critica, contribuendo a far conoscere il gruppo al grande pubblico.
Oltre al suo impegno con la band, Ruzza aveva portato avanti anche altri progetti musicali, ma il richiamo degli Statuto era sempre troppo forte per tenerlo lontano a lungo. Era un punto di riferimento non solo per i fan, ma anche per i colleghi e per l’intera comunità musicale torinese.
L’addio dei fan e le parole del manager
Nel giorno della sua scomparsa, furono centinaia i messaggi lasciati dai fan sulla pagina Facebook ufficiale del gruppo. Un’ondata di affetto e ricordi che testimonia quanto Rudy fosse amato.
A ricordarlo fu Francesco Venuto, manager della band, che scrisse sui social:
“Rudy Ruzza è sempre stato fatalista, e sull’argomento [la malattia] ci abbiamo sempre riso su.”
Parole che raccontano l’ironia e la forza con cui Rudy ha affrontato anche i momenti più difficili della sua vita.
Chi sono Gli Statuto: storia di una band Mod tutta italiana
Nati a Torino nel 1983, Gli Statuto sono tra le band italiane più rappresentative del movimento Mod. Dopo i primi successi nella scena underground con i singoli “Io Dio” e “Ghetto”, nel 1988 pubblicano il primo album Vacanze, seguito nel 1990 dal mini LP Senza di lei, con la partecipazione dell’organista inglese James Taylor.
Nel 1991 firmano con la EMI e l’anno seguente partecipano a Sanremo con Abbiamo vinto il Festival di Sanremo, incluso nell’album Zighidà. Da lì in poi, la carriera degli Statuto è costellata da album significativi come È tornato Garibaldi (1993), Canzonissime (1996), Tempi moderni (1997) e la raccolta RiSKAtto (1999), omaggio allo ska-revival anni ’70.
Nel 2002 esce Il migliore dei mondi possibili, ispirato all’omonimo libro del frontman Oscar Giammarinaro. Seguono altri lavori come Sempre (2005), Come un pugno chiuso (2007), È già domenica (2010), e il live 11 (2011). Nel 2013 celebrano i 30 anni di carriera con Un giorno di festa, mentre nel 2015 pubblicano Amore di classe, concept album prodotto da Max Casacci, che racconta una storia d’amore tra classi sociali diverse.
Il ricordo di Rudy Ruzza resta vivo nella musica
A due anni dalla sua scomparsa, Rudy Ruzza continua a vivere nella musica degli Statuto e nei ricordi di chi lo ha conosciuto, seguito o semplicemente ascoltato. La sua presenza sul palco, il suo stile e il suo sorriso sono parte indelebile dell’identità di una band che ha saputo attraversare decenni rimanendo fedele ai suoi valori. Oggi, più che mai, il suo basso continua a suonare nel cuore di tutti i fan.
LPP
Il 30 marzo 2023 ci lasciava Rudy Ruzza, storico bassista del gruppo torinese Gli Statuto, a soli 61 anni. Era in cura da tempo per una malattia, ma non aveva mai smesso di trasmettere energia e passione per la musica. La sua morte ha lasciato un vuoto enorme nel cuore dei fan e nella scena musicale italiana, soprattutto in quella legata al movimento Mod.
Rudy Ruzza: una vita sul palco con gli Statuto
Entrato nella formazione degli Statuto alla fine degli anni Ottanta, Rudy Ruzza è stato per decenni una delle colonne portanti del gruppo. Con il suo basso — lo stesso strumento che in passato era stato suonato anche da Ezio Bosso — Ruzza ha contribuito all’identità sonora della band, partecipando a tutte le fasi della loro lunga carriera.
Indimenticabile la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 1992, quando la band portò sul palco l’irriverente brano “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”. Un titolo provocatorio, in perfetto stile Statuto, che riscosse un buon successo di pubblico e critica, contribuendo a far conoscere il gruppo al grande pubblico.
Oltre al suo impegno con la band, Ruzza aveva portato avanti anche altri progetti musicali, ma il richiamo degli Statuto era sempre troppo forte per tenerlo lontano a lungo. Era un punto di riferimento non solo per i fan, ma anche per i colleghi e per l’intera comunità musicale torinese.
L’addio dei fan e le parole del manager
Nel giorno della sua scomparsa, furono centinaia i messaggi lasciati dai fan sulla pagina Facebook ufficiale del gruppo. Un’ondata di affetto e ricordi che testimonia quanto Rudy fosse amato.
A ricordarlo fu Francesco Venuto, manager della band, che scrisse sui social:
“Rudy Ruzza è sempre stato fatalista, e sull’argomento [la malattia] ci abbiamo sempre riso su.”
Parole che raccontano l’ironia e la forza con cui Rudy ha affrontato anche i momenti più difficili della sua vita.
Chi sono Gli Statuto: storia di una band Mod tutta italiana
Nati a Torino nel 1983, Gli Statuto sono tra le band italiane più rappresentative del movimento Mod. Dopo i primi successi nella scena underground con i singoli “Io Dio” e “Ghetto”, nel 1988 pubblicano il primo album Vacanze, seguito nel 1990 dal mini LP Senza di lei, con la partecipazione dell’organista inglese James Taylor.
Nel 1991 firmano con la EMI e l’anno seguente partecipano a Sanremo con Abbiamo vinto il Festival di Sanremo, incluso nell’album Zighidà. Da lì in poi, la carriera degli Statuto è costellata da album significativi come È tornato Garibaldi (1993), Canzonissime (1996), Tempi moderni (1997) e la raccolta RiSKAtto (1999), omaggio allo ska-revival anni ’70.
Nel 2002 esce Il migliore dei mondi possibili, ispirato all’omonimo libro del frontman Oscar Giammarinaro. Seguono altri lavori come Sempre (2005), Come un pugno chiuso (2007), È già domenica (2010), e il live 11 (2011). Nel 2013 celebrano i 30 anni di carriera con Un giorno di festa, mentre nel 2015 pubblicano Amore di classe, concept album prodotto da Max Casacci, che racconta una storia d’amore tra classi sociali diverse.
Il ricordo di Rudy Ruzza resta vivo nella musica
A due anni dalla sua scomparsa, Rudy Ruzza continua a vivere nella musica degli Statuto e nei ricordi di chi lo ha conosciuto, seguito o semplicemente ascoltato. La sua presenza sul palco, il suo stile e il suo sorriso sono parte indelebile dell’identità di una band che ha saputo attraversare decenni rimanendo fedele ai suoi valori. Oggi, più che mai, il suo basso continua a suonare nel cuore di tutti i fan.
LPP