30 marzo 2011. Muore Gordon Liddy, l’uomo del Watergate.

Gordon Liddy, nasce a Brooklyn il 30 novembre 1930.
Cresce tra Hoboken e West Caldwell, nel New Jersey, in una famiglia di origini irlandesi e italiane.
Durante l’infanzia sviluppa una personalità ossessiva e temprata, che racconta nella sua autobiografia Will.
Si laurea alla Fordham University nel 1952, poi studia legge e presta servizio nell’esercito durante la guerra di Corea.
Nel 1957 entra nell’FBI, dove diventa uno dei più giovani supervisori, lavorando direttamente sotto J. Edgar Hoover.
Da agente dell’FBI a uomo della Casa Bianca
Dopo l’esperienza nell’FBI, Liddy si avvicina al mondo della politica.
Durante la presidenza di Richard Nixon, ottiene un ruolo cruciale all’interno dell’“Unità Idraulici”, creata per prevenire fughe di notizie dopo lo scandalo Pentagon Papers.
Nel 1972 pianifica e supervisiona l’irruzione nel quartier generale del Partito Democratico al Watergate, dando inizio al più grande scandalo politico del Novecento americano.
Le sue idee estremiste e la fedeltà cieca a Nixon lo rendono una figura controversa ma centrale nel sistema di spionaggio illegale orchestrato dalla Casa Bianca.
Processo, carcere e nuova carriera
Condannato per cospirazione, furto con scasso e intercettazioni illegali, Liddy sconta oltre quattro anni di carcere.
Non mostra mai rimorso, diventando simbolo di lealtà assoluta al potere.
Dopo la prigione, si reinventa come scrittore, conduttore radiofonico e attore, mantenendo sempre uno stile provocatorio e una retorica di destra radicale.
Il suo libro Will, uscito nel 1980, diventa un bestseller e alimenta il suo nuovo ruolo da personaggio pubblico.
La morte e i funerali di Gordon Liddy
Gordon Liddy muore il 30 marzo 2011 a Mount Vernon, in Virginia, all’età di 90 anni.
Da tempo soffriva del morbo di Parkinson.
Muore nella casa di una delle sue figlie, circondato dalla famiglia.
Accanto a lui restano le ombre di uno scandalo epocale e l’eredità controversa di una carriera vissuta tra legalità, fanatismo e ribalta mediatica.
Gordon Liddy, nasce a Brooklyn il 30 novembre 1930.
Cresce tra Hoboken e West Caldwell, nel New Jersey, in una famiglia di origini irlandesi e italiane.
Durante l’infanzia sviluppa una personalità ossessiva e temprata, che racconta nella sua autobiografia Will.
Si laurea alla Fordham University nel 1952, poi studia legge e presta servizio nell’esercito durante la guerra di Corea.
Nel 1957 entra nell’FBI, dove diventa uno dei più giovani supervisori, lavorando direttamente sotto J. Edgar Hoover.
Da agente dell’FBI a uomo della Casa Bianca
Dopo l’esperienza nell’FBI, Liddy si avvicina al mondo della politica.
Durante la presidenza di Richard Nixon, ottiene un ruolo cruciale all’interno dell’“Unità Idraulici”, creata per prevenire fughe di notizie dopo lo scandalo Pentagon Papers.
Nel 1972 pianifica e supervisiona l’irruzione nel quartier generale del Partito Democratico al Watergate, dando inizio al più grande scandalo politico del Novecento americano.
Le sue idee estremiste e la fedeltà cieca a Nixon lo rendono una figura controversa ma centrale nel sistema di spionaggio illegale orchestrato dalla Casa Bianca.
Processo, carcere e nuova carriera
Condannato per cospirazione, furto con scasso e intercettazioni illegali, Liddy sconta oltre quattro anni di carcere.
Non mostra mai rimorso, diventando simbolo di lealtà assoluta al potere.
Dopo la prigione, si reinventa come scrittore, conduttore radiofonico e attore, mantenendo sempre uno stile provocatorio e una retorica di destra radicale.
Il suo libro Will, uscito nel 1980, diventa un bestseller e alimenta il suo nuovo ruolo da personaggio pubblico.
La morte e i funerali di Gordon Liddy
Gordon Liddy muore il 30 marzo 2011 a Mount Vernon, in Virginia, all’età di 90 anni.
Da tempo soffriva del morbo di Parkinson.
Muore nella casa di una delle sue figlie, circondato dalla famiglia.
Accanto a lui restano le ombre di uno scandalo epocale e l’eredità controversa di una carriera vissuta tra legalità, fanatismo e ribalta mediatica.