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27 agosto 1950. Il disagio esistenziale di Pavese.

Il mondo della letteratura piange la scomparsa di Cesare Pavese, morto suicida a Torino. Cantore del disagio esistenziale e della ricerca dell’autenticità del vivere, sullo sfondo delle natie langhe, Pavese è stato scrittore, poeta, traduttore. Collaboratore della casa editrice Einaudi con illustri colleghi quali Carlo Levi, Leone Ginzburg, Massimo Mila, dirige la rivista “La Cultura” tra il 1934 e il 1935, anno in cui viene arrestato con l’accusa di essere antifascista: viene condannato al confino, che sconta a Brancaleone Calabro.
Tornato a Torino pubblica, nel 1936, la raccolta poetica “Lavorare stanca” e nel 1941 pubblica il suo primo romanzo “Paesi tuoi”. Seguiranno altri grandi successi, quali “Il compagno”, “La casa in collina”, “La bella estate”, “La luna e i falò”, ultimo romanzo prima della scomparsa. Importante anche la sua attività di traduttore di opere quali “Moby Dick” di Melville e “Dedalus” di James Joyce.

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