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Napoli. Il crollo al cimitero: specchio di degrado e di povertà.

In parrocchia i defunti vengono regolarmente registrati. Nome, cognome, età, sacramenti ricevuti o meno. La storia si fa anche dai registri delle chiese. Da qualche anno, alla domanda del parroco sul luogo della inumazione della salma, la risposta è: “A casa”. Dopo la cremazione, cioè, le ceneri sono state portate a casa, con non pochi disagi per il resto della famiglia e degli amici che volentieri avrebbero desiderato portare un fiore o accendere un lumino sulla tomba del loro caro.
Il motivo di questa scelta, in genere, è da ricercare, almeno a Napoli e dintorni, nel fattore economico. I loculi non si trovano e costano tanto, non tutti se lo possono permettere, soprattutto le famiglie più giovani, colpite da un lutto improvviso. Il culto dei morti in Campania ha radici antiche. Da sempre i nostri cimiteri sono frequentati, le tombe pulite e decorate, le benedizioni richieste, le Messe celebrate. Eppure, nonostante il grande afflusso di visitatori, accade che non poche volte i cimiteri siano in preda al degrado. Erbacce, cumuli d’immondizie, ma soprattutto scarsa manutenzione di antiche cappelle, fosse e congreghe. Il crollo nel cimitero monumentale di Poggioreale di una congrega di tre piani solo per miracolo non si è trasformato in una ulteriore tragedia. Sotto le macerie, insieme alle duecento e più salme crollate con calcinacci e solai, avremmo potuto piangere molte vittime.

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