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È morto Mario Benedetti, voce preziosa della poesia friulana: per anni ha combattuto una feroce malattia autoimmune.

Milano. “Il cielo gira verso Cividale, gira la bella luce/ sulle manine che avevamo, che è stata la vita essere vivi così”.
Finisce con questi due versi la poesia che apre Borgo con locanda, uno dei libretti di quella edizione quasi clandestina che, con il nome di La barca di Babele, aveva riunito per alcuni anni la nuova poesia del Friuli Venezia Giulia. Intorno a Pierluigi Capello e Ida Vallerugo, che diedero impulso al progetto, ci unimmo in molti, con Alberto Garlini, Amedeo Giacomini, Luigi Bressan, Ivan Crico tra i più attenti. Eravamo tutti convinti, in quell’anno 2000, svolta del millennio, oltre che del secolo, che Mario Benedetti era il nuovo “acquisto” più sorprendente.
E gli anni successivi lo confermarono: nel 2004 uscì da Mondadori nello “Specchio” un’opera destinata a diventare un punto di riferimento per il panorama poetico nazionale, Umana gloria, seguita nella stessa collana da Pitture nere su carta (2008) e Tersa morte (2013). Nel 2017 vengono raccolte in un volume intitolato Tutte le poesie (negli “Elefanti” dell’editore Garzanti).

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