Oltre lo strepito razzista, un residuo di umanità accoglie a Porto Empedocle le 13 migranti annegate.

Nessuno le aveva salutate a Lampedusa: la clamorosa assenza di autorità nell’isola dove si sono celebrati i funerali delle 13 donne migranti naufragate domenica scorsa aveva scosso profondamente quei pochi italiani rimasti umani nel paese.
E infatti erano pochi coloro che hanno deciso di recarsi a Porto Empedocle, dove questa mattina le 13 salme sono giunte dall’isola per essere poi distribuite in vari cimiteri dell’agrigentino.
Hanno portato fuori, sono state dette parole di commiato. Puramente simbolico, un modo forse per mettere a tacere le nostre coscienze. Perché mentre quei pochi si mostrano umani, lì fuori gli animali razzisti strepitano e ringhiano.
Si chiedono chi abbia pagato per quelle misere bare di legno, per quei fiori che già iniziano ad appassire, per quei loculi senza nome nei cimiteri dimenticati della Sicilia dove queste donne riposeranno per sempre.
Presto queste donne, di cui la più piccola di appena 12 anni, verranno dimenticate. In pochi sapranno in quali cimiteri si trovano, quasi nessuno porterà loro un fiore o strapperà l’edera dalle lapidi corrose dall’umido. Possiamo solo sperare, pregare, che nel giorno in cui consegnamo la loro memoria all’oblio, queste donne abbiano trovato pace.

fonte: globalist.it

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