Palermo. La mafia delle Pompe Funebri, così il dolore diventa un affare.

Per qualcuno la morte è un affare. Come avvoltoi si piazzano nei reparti degli ospedali dove morire è un rischio concreto. Funzionerebbe così più o meno in tutti gli ospedali della città: parola di Filippo Bisconti, pentito di mafia.
Il meccanismo il neo collaboratore lo spiega partendo dalla figura di Giulio Affranchi, arrestato lo scorso marzo e quasi subito scarcerato dal Tribunale del Riesame. L’uomo è indagato per estorsione nella stessa inchiesta, giunta all’avviso di conclusione delle indagini, che ha svelato il ruolo di capomafia di Porta Nuova di Gregorio Di Giovanni.
Affranchi, 69 anni, titolare di un’agenzia funebre, avrebbe prestato dei soldi a un piccolo imprenditore a tassi usurari e ne avrebbe preteso la restituzione con pesanti minacce. Da qui l’accusa di estorsione. Affranchi ha negato l’episodio, sostenendo anzi di aver sempre aiutato la presunta vittima, che lo ha per altro scagionato, con la quale è legato da amicizia.
In un recente verbale i pm di Palermo mostrano a Bisconti la foto di Affranchi e il collaboratore di giustizia racconta: “… lo conosco personalmente… una persona molto vicina all’ambiente mafioso di Pagliarelli, me l’ha fatto conoscere Paolo Barone, zio di Salvatore Sorrentino (detto lo studentino, arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di essere il braccio destro di Settimo Mineo, boss di Pagliarelli e uomo della nuova cupola di Cosa Nostra).
Ecco come Bisconti ricostruisce il lavoro di Affranchi: “… all’interno dell’ambiente cimiteriale la fa da padrone… ha un’attività commerciale dedita alle pompe funebri… fiori, ha di tutto e di più contestualmente fa l’usuraio a tutti gli effetti… mi consta direttamente, spesso persone hanno avuto difficoltà a restituire i soldi perché si sono notevolmente moltiplicate nel tempo queste somme, il cimitero contiguo alla sua azienda è in piena zona di Pagliarelli… vende di tutto e di più in quell’ambiente, cofani mortuari, servizi, fiori, marmo… le cappelle all’interno del cimitero quasi quasi deve saperlo lui quelle che si devono vendere quelle che non si devono vendere…”.
Il cimitero è quello di Sant’Orsola, vicino “all’ospedale Civico… fanno delle turnazioni con le pompe funebri… ci sono dei padiglioni dove le persone possono avere facilmente problemi di salute, la camera mortuaria, tipo dove le persone vanno in coma…”. Ed è qui che si materializzerebbe la presenza degli sciacalli del dolore: “… lui ha delle sue persone che girano all’interno per essere preferito lui per fare il servizio funebre…”.
Si tratta di un sistema di controllo applicato anche altrove: “… per quanto poi con tutti gli altri della città fanno delle turnazioni all’interno dell’ospedale Civico, ma anche degli altri ospedali Villa Sofia, Cervello… all’ospedale Civico lui la fa da padrone perché è come se fosse, tra virgolette, il padrone di casa”. Storia vecchia quella della morte che diventa un affare. Vecchia, ma sempre attuale.

fonte: livesicilia.it

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