21 luglio 1979. Quarantʼanni fa lʼomicidio di Boris Giuliano, assassinato da Cosa Nostra.

Quando il poliziotto buono di Palermo veniva ucciso nel bar in cui prendeva tutte le mattine il suo caffè. Sette colpi di pistola sparati dal mafioso Leoluca Bagarella misero fine alla vita di Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo che con determinazione stava lottando contro Cosa Nostra. Proprio nei mesi che precedettero la sua morte, Giuliano stava indagando sul ritrovamento di due valigiette contenenti 500mila dollari, denaro proveniente direttamente da New York, dove era stata venduta una partita di eroina.
Seguendo la pista dei soldi, Giuliano riuscì a colpire Cosa Nostra fino a divenirne uno dei principali nemici: dopo l’arresto dei mafiosi Antonio Marchese e Antonino Gioè fu ucciso, dopo aver ricevuto numero minacce di morte che non riuscirono comunque a fermare il suo lavoro.
A quarant’anni dalla scomparsa di Giuliano, Palermo ricorderà il poliziotto con numerose iniziative, tra queste, alcune organizzate dalla stessa Questura di Palermo per “rendere omaggio a una figura che ha dato lustro alla Polizia di Stato e che continua a rappresentare un esempio di professionalità e abnegazione anche per le giovani generazioni”.
Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare Boris Giuliano: “La Repubblica si inchina nel ricordo di Boris Giuliano, servitore dello Stato fino al punto di pagare con la vita il coerente impegno per la legaità e la giustizia. – si legge in una nota del Quirinale – Giuliano è stato assassinato perché aveva inferto duri colpi a Cosa nostra, svelando le catene di comando e portando alla luce legami internazionali, che sostenevano il traffico della droga”.

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Tossani Risarcimenti Danni

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