18 luglio. Jane Austen: più di 200 anni da icona della cultura pop.

È una verità universalmente riconosciuta: a duecento anni dalla scomparsa di Jane Austen i suoi romanzi continuano a rappresentare un indiscutibile successo. Nata il 16 dicembre 1775 nello Hampshire inglese, settima di otto figli, Jane Austen trascorre i primi anni della sua vita nella piccola abitazione del padre, modesto pastore di campagna. Di lei ci resta solo un’immagine, quella che da oggi vedremo impressa sulle banconote da 10 sterline, in Inghilterra. Vi scorgiamo un viso piccolo e abbastanza anonimo, riccioli neri, uno sguardo pacato e una cuffietta allacciata sul capo. Una donna (“una signora”, come firmava i suoi romanzi) che nel corso della sua vita ha tratteggiato i gossip familiari con maggior acume di qualsiasi rivista scandalistica e scandagliato le relazioni meglio di uno psicanalista. Dopo aver frequentato la scuola solo per breve tempo, perché il padre non poteva permettersi la retta per lei e per sua sorella Cassandra, studiò da sola, a casa, trascorrendo l’adolescenza a mettere in scena favole fantasiose e commedie spiritose per divertire i fratelli. Si pensa che subì, come la gran parte delle sue eroine e delle sue lettrici, almeno una sonora delusione d’amore quando lei e il giovane irlandese Tom Lefroy vennero allontanati dalle rispettive famiglie.
Ma contrariamente a chi la voleva zitella, scialba e bruttina, ricevette almeno una proposta di matrimonio (da tal Harris Bigg-Wither) che rifiutò preferendo l’incertezza economica della single al più sicuro ruolo di moglie. Oggetto di futuri dibattiti per movimenti femministi, critici letterari, biografi. Dopo aver scritto capolavori come Orgoglio e Pregiudizio, Emma, Persuasione, Ragione e Sentimento, Northanger Abbey, Mansfield Park, Susan, morì a 41 anni, quando la fama non l’aveva ancora raggiunta. Insomma, la sua passione per la letteratura e per la scrittura furono quasi un hobby e non a caso i familiari la ricordarono nel suo epitaffio semplicemente come un esempio di “carità, devozione, fede e purezza”. Nemmeno una parola per quei romanzi che hanno incollato alle pagine intere generazioni a venire, Winston Churchill e Virginia Woolf compresi. L’editore John Murray qualcosa aveva compreso, visto che nel 1815 preferì offrire al suo pubblico il realismo di Emma al più cupo Frankenstein di Mary Shelley.

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