Addio a Lilli Bertone, la signora torinese dell’auto.

In gran segreto, senza annunci pubblici, lontano dalla sua Torino, è morta Lilli Bertone, l’ultima testimone diretta di ciò che la «Bertone» – intesa come azienda – ha rappresentato per l’industria automobilistica italiana. Dal design fino alla produzione.
Lilli – al secolo Ermelinda Cortese, alessandrina d’origine, 84 anni d’età – è stata la moglie di Nuccio Bertone, uno dei più grandi designer dell’automobile. Viveva a Lugano ormai da quasi cinque anni, da quando cioè l’avventura della «Bertone» era finita, travolta da fallimenti e vendite. Dell’impero creato da Nuccio oggi non resta più nulla, se non la memoria. È stata chiusa la parte delle produzioni e venduto lo stabilimento di Grugliasco (dove nell’epoca d’oro lavoravano oltre 1.200 operai); è stato cancellato il «Centro Stile» che sorgeva a Caprie. È vero, resiste il nome «Bertone» (inteso come società di design), ma con la vecchia azienda non ha più assolutamente a che vedere.
Cala dunque il sipario su una storia industriale importante. Che ha per protagonista Nuccio Bertone e Lilli, sua compagna per tutta la vita. Di lei si è raccontato tanto negli anni – specie quelli legati alla fine dell’azienda.
Ma sono gli anni della coppia quelli entrati in qualche modo nel mito industriale. Nuccio, lo scopritore di talenti come Giorgetto Giugiaro, Franco Scaglione e Marcello Gandini, era il padre di automobili che sono entrate nella storia. La sua azienda ha partorito monumenti di stile come l’Alfa Romeo Giulietta Sprint – era il 1954) – come la Lamborghini Miura (1966) e poi ancora la Countach – sempre Lamborghini e la sportivissima di casa Fiat, ovvero la X19.
Anni d’oro per la Bertone, con Nuccio fotografato sempre al fianco di Lilli, («la mia Lillina» come raccontano la chiamasse lui) bellissima ed elegante.
Quando Nuccio muore nel 1997, all’età di 83 anni, Lilli prende in mano le redini dell’azienda. In un libro pubblicato qualche anno fa racconta del perchè decise di farsi carico di continuare l’opera del marito e prima ancora del padre di lui, Giovanni. E tutto va letto nell’ottica di un giuramento chiesto alla moglie in punto di morte: «Prometti che la mia azienda raggiungerà almeno il secolo di storia».
Nel 2012 è stato celebrato il traguardo. Poco dopo è iniziato il declino, fatto di tribunali, contenziosi, vendite e aste. Che hanno smembrato la società. Il museo Bertone – quello con le automobili – è passato all’Asi. All’ultima asta, poco più di un anno fa, sono andati migliaia di oggetti: memorabilia di un secolo e più del design made in Italy.

fonte: lastampa.it

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