4 giugno 1944. Ucciso a Roma il leader antifascista Bruno Buozzi.

Fu uno tra i più autorevoli dirigenti sindacali italiani della prima metà del ‘900. Operaio metallurgico, socialista riformista, nel 1911 diviene segretario generale della FIOM e nel 1922 aderisce al Partito Socialista Unitario, nato da una scissione dal PSI. Dopo l’omicidio Matteotti, Buozzi rappresenta insieme a Turati il PSU nel “comitato dei sedici”, l’organo dirigente delle forze antifasciste che chiedono al Re il dimissionamento di Mussolini. É Buozzi a guidare nel marzo del 1925 gli ultimi imponenti scioperi del periodo fascista. Nel dicembre dello stesso anno succede a Ludovico D’Aragona nella guida della Confederazione Generale del Lavoro. Nell’autunno del 1926 è costretto, come molti altri leader antifascisti, all’esilio in Francia.

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