Funerali blindati, addetti dell’agenzia funebre come bodyguards, la rabbia degli amici.

Finalmente Cosimo Antonio Stano ha avuto qualcuno in sua difesa. Erano gli addetti dell’agenzia funebre «La Pietà» che hanno svolto l’inedito compito di efficientissimi bodyguard con un imperativo ordinato dai parenti in lutto: tenere lontani i curiosi, ma soprattutto telecamere e giornalisti, dal suo funerale che si è svolto in forma riservatissima.
Sono state così blindate le esequie del sessantaseienne manduriano per la cui morte avvenuta nella rianimazione dell’ospedale Giannuzzi di Manduria sono indagati quattordici giovani del posto, dodici dei quali non ancora maggiorenni. Sono accusati di aver provocato il decesso o contribuito a peggiorare lo stato fisico e psichico del pensionato, loro abituale vittima. Per questo devono rispondere di omicidio preterintenzionale, stalking, rapina ed altri gravi reati. Le loro bravate le hanno video registrate e immesse nelle chat.
Ma torniamo ai funerali di ieri. Per assicurarsi la riservatezza, i familiari hanno organizzato un depistaggio che non è riuscito. Dopo aver fatto circolare la falsa notizia che la messa funebre si sarebbe svolta nella chiesa del Rosario, attaccata all’ospedale dove il feretro era rimasto sino a ieri, il personale delle pompe funebri, addestrato allo scopo, ha accennato un breve corteo con la bara a spalla e, invece di entrare nella chiesa, ha infilato la cassa nel carro che era in attesa con i motori accesi. Lasciando tutti a bocca aperta l’autista ha poi accelerato allontanandosi in fretta.

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