Marano. Imprese “anonime”: i carabinieri in azione durante un funerale.

Erano in centinaia nella chiesa di San Castrese a Marano per l’ultimo saluto a Michele Coppeto, il 20enne morto tragicamente qualche giorno fa in un incidente al Poggio Vallesana. Gli amici di sempre, i colleghi di università e i rappresentanti delle istituzioni: il sindaco Rodolfo Visconti, il deputato Andrea Caso e numerosi assessori e consiglieri. Tutta la comunità si è stretta ieri attorno ai genitori, alla sorella e alla fidanzata. Un funerale segnato tuttavia dalla presenza dei carabinieri della locale Compagnia, intervenuti all’esterno della chiesa ad esequie in corso per identificare l’autista del carro funebre e gli inservienti della ditta “anonima” che ha curato l’intera organizzazione. I militari dell’Arma erano in preallarme da giorni, da quando in città erano apparsi gli ormai consueti manifesti privi di logo e riferimenti alle aziende di pompe funebri. Si tratterebbe di inservienti in servizio presso una ditta che opera abitualmente in un altro comune dell’area nord. Anche il carro, che ha trasportato il feretro del povero Michele nel piazzale antistante la chiesa, era sprovvisto di indicazioni e di riferimenti. A insospettire ancor di più i carabinieri, tuttavia, la presenza del titolare e degli operatori di una delle imprese finite nel mirino della prefettura che negli ultimi tempi ha emesso ben tre interdittive antimafia nei confronti di altrettante aziende riconducibili alla famiglia Cesarano. La Dda di Napoli segue con attenzione la vicenda, che si snoda su un doppio binario: quello delle verifiche amministrative, in capo al Comune di Marano, che deve vigilare sull’effettivo rispetto dei provvedimenti ostativi emanati dall’autorità territoriale di governo, e quello delle eventuali pressioni o accordi, anche di natura criminale, tesi in qualche modo ad aggirare le disposizioni del prefetto e a favorire le aziende attualmente (almeno ufficialmente) sospese.

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