È morto Simcha Rotem, l’ultimo combattente della rivolta del Ghetto di Varsavia.

È morto a 94 anni a Gerusalemme Simcha Rotem, l’ultimo combattente sopravvissuto alla rivolta del ghetto di Varsavia del ’43. Nato a Varsavia nel 1924, già all’età di 15 anni entra a far parte del movimento sionista. Quando la Germania invade la Polonia, i nazisti gli distruggono la casa e uccidono gran parte della sua famiglia. Simcha, assieme alla madre, viene ferito. Con il nome di battaglia «Kazik», nel ’42 entra nelle fila dello Zydowska Organizacja Bojowa, lo Żob, ovvero l’organizzazione ebraica di combattimento guidata Mordechai Anielewicz e di cui fa parte anche Marek Edelmann, destinata a scrivere la storia. Lo Żob, con poche armi di fortuna, tra pistole e molotov, durante la rivolta iniziata il 19 aprile del ‘43 riesce coraggiosamente a fare la guerra alla furia e alla potenza bellica nazista per settimane. Un’impresa, la prima di questo genere in Europa, considerata all’inizio dagli stessi protagonisti «disperata». Lo spiegherà lo stesso Rotem in una testimonianza al Memoriale della Shoah di Gerusalemme Yad Vashem: «Dal primo momento in cui ho visto entrare la potenza tedesca nel ghetto, la mia prima reazione, e sono sicuro non solo la mia, è stata di sentire che noi non eravamo nulla. – ricordava – Che cosa potevamo fare con le nostre armi patetiche, quasi inesistenti, di fronte alla enorme potenza tedesca, con cannoni, carri armati e mezzi corazzati, centinaia se non migliaia di uomini? Mi sentivo completamente indifeso. Ma a quel sentimento seguì uno straordinario senso di elevazione spirituale. Questo era il momento che stavamo aspettando, per difenderci da tutta quella potenza tedesca».

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