“È morto lo stipendio”. A Catania neanche il dissesto frena l’ironia.

Eccola l’ironia catanese, quella che non ha eguali se non con i partenopei, tra i primi a inscenare anche funerali con tanto di ghirlande e necrologi per ironizzare sulla squadra di calcio sconfitta. Ma il catanese, forse più del napoletano, riesce a ironizzare anche sulle situazioni tristi, quelle buie. Ad avere sempre la battuta pronta anche negli episodi più truci…. Forse per smorzare la tensione. Così da giorni circola in città un manifesto sul dissesto con su scritto: “In occasione delle prossime festività, si comunica che è venuto a mancare lo stipendio”. Quindi il passaggio dedicato alle responsabilità politiche: “I dipendenti, addolorati, ringraziano le amministrazioni Scapagnini, Stancanelli, Bianco, Pogliese e i sindacati tutti. Un particolare ringraziamento alla Lega e al M5s e a tutti i deputati catanesi per lo sforzo profuso. Una messa sarà celebrata il 25 dicembre. Si ringrazia quanti vorranno partecipare. Non fiori ma opere di bene (soddi)”. Si tratta di un messaggio sintetico, ma che in sé racchiude tutti i segreti di questo disastro da un miliardo e mezzo di euro, soldi della città che in 20 anni si sono volatilizzati. Per le colpe delle amministrazioni. Per la mancata volontà di affrontare le riforme, di ridurre gli sprechi, di avviare una rigorosa lotta anti evasione. Nel “necrologio” ci sono anche le accuse ai sindacati, per alcuni colpevoli di non aver denunciato negli anni passati una situazione che si stava avvitando su sé stessa. E infine il dito accusatorio è rivolto anche verso la Lega e il M5s, probabilmente per le promesse mancate dei suoi due leader sul sostegno a Catania. Sotto accusa anche tutta la deputazione catanese che in questa difficilissima situazione si è eclissata.

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