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Riccione. Inchiesta Caro estinto: “Nessuno scambio di favori”. Donati cappelletti e tagliatelle solo per amicizia.

Secondo gli inquirenti, in qualità del suo ruolo di necroforo dell’ospedale, un dipendente dell’Ausl avvicinava i parenti dei defunti, convincendoli ad affidarsi, per l’ultimo saluto al proprio caro estinto, a una specifica ditta di onoranze funebri. L’uomo è finito nei guai assieme al titolare delle pompe funebri, un riccionese. Sono indagati per corruzione in concorso: il necroforo per l’illecita attività di “sponsorizzazione” dell’impresario, che a sua volta lo avrebbe ricompensato con somme di denaro. La ricostruzione degli inquirenti è stata negata con fermezza dagli indagati nell’interrogatorio di garanzia: entrambi hanno sottolineato l’amicizia che li lega l’uno all’altro. Frequentazione peraltro interrotta, per cause di forza maggiore, una volta venuti a sapere della sussistenza di indagini sul loro conto, stesso motivo che ha portato l’impresario a sospendersi dal ruolo di amministratore della ditta di pompe funebri. Il necroforo per lui era un amico, era uno di famiglia, per questo gli venivano donati cappelletti, tagliatelle e strozzapreti preparati dalla madre. Fatto emerso dalle intercettazioni telefoniche, tanto più che in un primo momento si sarebbe potuto pensare a un linguaggio in codice. Nulla di tutto ciò. E il necroforo ricambiava, portando prodotti alimentari delle sue terre quando rientrava a Riccione da periodi di vacanza. Gli indagati hanno fermamente negato giri di denaro in cambio del passaggio dei nominativi. L’addebito emergeva da immagini “catturate” da una telecamera posizionata dai Carabinieri durante l’indagine, immagini che ritraevano uno scambio tra i due. “Non erano soldi, ma probabilmente caramelle o chewingum“, è la versione fornita al giudice. Nel contempo il titolare delle pompe funebri è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre all’amico è stata applicata una misura cautelare, la sospensione dal lavoro, di fatto senza effetto perché l’uomo è al momento in malattia. E nell’interrogatorio ha voluto sottolineare che l’amico gli è stato ancor più vicino nel momento in cui ha dovuto affrontare i propri problemi di salute.

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