1º aprile 1976. Muore Max Ernst.

Max Ernst nasce il 2 aprile 1891 a Brühl, vicino a Colonia.
Cresce in una famiglia colta, figlio dell’insegnante per sordomuti Philipp Ernst e di Louise Kopp.
Incoraggiato dal padre, anch’egli pittore dilettante, fin da piccolo mostra una forte attrazione per l’arte.
Nel 1909 si iscrive all’Università di Bonn per studiare filosofia.
Parallelamente segue corsi di psicologia e si interessa all’arte degli alienati.
Ben presto, però, abbandona gli studi per dedicarsi completamente alla pittura.
Nel 1912 fonda, insieme ad August Macke, il gruppo artistico Das Junge Rheinland.
Espone per la prima volta a Colonia, dove nel 1914 conosce Hans Arp, con cui stringe un’amicizia duratura.
Guerra, Dadaismo e Parigi
Nel 1913 visita per la prima volta Parigi, capitale culturale d’Europa.
Durante la Prima Guerra Mondiale viene arruolato, ma continua a dipingere anche al fronte.
Espone con successo alla galleria Der Sturm di Berlino, dove pubblica un saggio sull’evoluzione del colore.
Tornato a Colonia nel 1918, sposa Luise Strauss e scopre l’arte metafisica di Giorgio de Chirico.
Questa influenza lo porta a realizzare la serie di litografie Fiat Modes Pereat Art.
Insieme a Johannes Theodor Baargeld fonda il gruppo dadaista W/3 West Stupidia.
Organizza la prima mostra Dada a Colonia e pubblica riviste come Der Ventilator e Bullettin D.
Incontro con il surrealismo
Nel 1920 torna a Parigi, dove espone alla Galerie Au Sans Pareil e si avvicina al movimento surrealista.
Collabora con André Breton e Paul Éluard, realizzando opere sperimentali come Les malheurs des immortels.
Nel 1926 inventa la tecnica del frottage, raccogliendo una serie di immagini nel volume Histoire naturelle.
Due anni dopo pubblica il suo primo romanzo-collage La Femme 100 têtes, combinando immagini da enciclopedie e testi scientifici.
Nel 1930 lavora con Salvador Dalí e Luis Buñuel al film L’âge d’or, simbolo della rivoluzione surrealista.
Nel 1934 realizza Une semaine de bonté, un capolavoro di narrativa visiva.
Le sue tavole sono collage raffinati che raccontano storie inquietanti e oniriche.
Poco dopo, lascia il gruppo surrealista a causa di contrasti con Breton.
L’esilio negli Stati Uniti
Si trasferisce ad Avignone con la pittrice Leonora Carrington, sua compagna per alcuni anni.
Nel 1940, con l’occupazione nazista della Francia, vive sotto il regime di Vichy.
Riesce a fuggire negli Stati Uniti, dove rimarrà fino al 1953.
Negli USA collabora con la rivista surrealista VVV e sperimenta nuove tecniche come il dripping.
In Arizona realizza grandi sculture, tra cui Il re che gioca con la regina (1944).
Sposa Peggy Guggenheim nel 1941, ma il matrimonio dura poco.
Successivamente sposa l’artista Dorothea Tanning, con cui condivide la vita e la ricerca artistica.
Il ritorno in Europa e il riconoscimento
Nel 1954 rientra in Europa e ottiene un prestigioso riconoscimento: il primo premio alla Biennale di Venezia.
Questo traguardo consacra definitivamente la sua fama a livello internazionale.
Durante la sua carriera, Max Ernst rivoluziona le tecniche artistiche.
Inventa il frottage e il grattage, raschiando la pittura per rivelare texture nascoste.
Sperimenta con l’oscillazione, anticipando il dripping di Jackson Pollock.
Usa la decalcomania per creare effetti simili a coralli e muschi.
I suoi collage rimangono tra le espressioni più originali del surrealismo visivo.
La morte e l’eredità artistica
Max Ernst muore il 1º aprile 1976 a Parigi, un giorno prima del suo 85º compleanno.
Viene sepolto nel celebre cimitero di Père-Lachaise, accanto ai più grandi artisti e pensatori del mondo.
Max Ernst nasce il 2 aprile 1891 a Brühl, vicino a Colonia.
Cresce in una famiglia colta, figlio dell’insegnante per sordomuti Philipp Ernst e di Louise Kopp.
Incoraggiato dal padre, anch’egli pittore dilettante, fin da piccolo mostra una forte attrazione per l’arte.
Nel 1909 si iscrive all’Università di Bonn per studiare filosofia.
Parallelamente segue corsi di psicologia e si interessa all’arte degli alienati.
Ben presto, però, abbandona gli studi per dedicarsi completamente alla pittura.
Nel 1912 fonda, insieme ad August Macke, il gruppo artistico Das Junge Rheinland.
Espone per la prima volta a Colonia, dove nel 1914 conosce Hans Arp, con cui stringe un’amicizia duratura.
Guerra, Dadaismo e Parigi
Nel 1913 visita per la prima volta Parigi, capitale culturale d’Europa.
Durante la Prima Guerra Mondiale viene arruolato, ma continua a dipingere anche al fronte.
Espone con successo alla galleria Der Sturm di Berlino, dove pubblica un saggio sull’evoluzione del colore.
Tornato a Colonia nel 1918, sposa Luise Strauss e scopre l’arte metafisica di Giorgio de Chirico.
Questa influenza lo porta a realizzare la serie di litografie Fiat Modes Pereat Art.
Insieme a Johannes Theodor Baargeld fonda il gruppo dadaista W/3 West Stupidia.
Organizza la prima mostra Dada a Colonia e pubblica riviste come Der Ventilator e Bullettin D.
Incontro con il surrealismo
Nel 1920 torna a Parigi, dove espone alla Galerie Au Sans Pareil e si avvicina al movimento surrealista.
Collabora con André Breton e Paul Éluard, realizzando opere sperimentali come Les malheurs des immortels.
Nel 1926 inventa la tecnica del frottage, raccogliendo una serie di immagini nel volume Histoire naturelle.
Due anni dopo pubblica il suo primo romanzo-collage La Femme 100 têtes, combinando immagini da enciclopedie e testi scientifici.
Nel 1930 lavora con Salvador Dalí e Luis Buñuel al film L’âge d’or, simbolo della rivoluzione surrealista.
Nel 1934 realizza Une semaine de bonté, un capolavoro di narrativa visiva.
Le sue tavole sono collage raffinati che raccontano storie inquietanti e oniriche.
Poco dopo, lascia il gruppo surrealista a causa di contrasti con Breton.
L’esilio negli Stati Uniti
Si trasferisce ad Avignone con la pittrice Leonora Carrington, sua compagna per alcuni anni.
Nel 1940, con l’occupazione nazista della Francia, vive sotto il regime di Vichy.
Riesce a fuggire negli Stati Uniti, dove rimarrà fino al 1953.
Negli USA collabora con la rivista surrealista VVV e sperimenta nuove tecniche come il dripping.
In Arizona realizza grandi sculture, tra cui Il re che gioca con la regina (1944).
Sposa Peggy Guggenheim nel 1941, ma il matrimonio dura poco.
Successivamente sposa l’artista Dorothea Tanning, con cui condivide la vita e la ricerca artistica.
Il ritorno in Europa e il riconoscimento
Nel 1954 rientra in Europa e ottiene un prestigioso riconoscimento: il primo premio alla Biennale di Venezia.
Questo traguardo consacra definitivamente la sua fama a livello internazionale.
Durante la sua carriera, Max Ernst rivoluziona le tecniche artistiche.
Inventa il frottage e il grattage, raschiando la pittura per rivelare texture nascoste.
Sperimenta con l’oscillazione, anticipando il dripping di Jackson Pollock.
Usa la decalcomania per creare effetti simili a coralli e muschi.
I suoi collage rimangono tra le espressioni più originali del surrealismo visivo.
La morte e l’eredità artistica
Max Ernst muore il 1º aprile 1976 a Parigi, un giorno prima del suo 85º compleanno.
Viene sepolto nel celebre cimitero di Père-Lachaise, accanto ai più grandi artisti e pensatori del mondo.