1° aprile 1994. Muore Robert Doisneau, il poeta della fotografia francese.

1 Aprile 2025 - 07:30--Anniversari-

Robert Doisneau, uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, ci lasciava il 1° aprile 1994, lasciando un’eredità visiva unica: un affresco umano, ironico e poetico della Parigi del dopoguerra. A distanza di anni, le sue immagini continuano a parlare al cuore di chi le osserva, raccontando una Francia autentica, tenera e profondamente umana.

Chi era Robert Doisneau?

Nato nel 1912 a Gentilly, un sobborgo operaio di Parigi, Doisneau fu inizialmente avviato alla litografia, ma presto comprese che la vera scuola era la strada. “Le lezioni più importanti le ho apprese nelle strade”, amava ripetere. Ed è proprio nelle banlieue parigine che il giovane Robert inizia a scattare le sue prime foto, con l’obiettivo di venderle alle riviste, in un’epoca in cui il fotogiornalismo stava nascendo.

Negli anni ’30 lavora come fotografo industriale per Renault e successivamente collabora con il celebre fotografo pubblicitario André Vigneau. Ma la Seconda Guerra Mondiale interrompe la sua carriera: Doisneau entra nella Resistenza, usando le sue abilità da litografo per falsificare documenti e salvare vite.

Il ritorno alla fotografia e la nascita di un’icona

Finita la guerra, Doisneau riprende a fotografare. Collabora con Vogue, ma è nel 1949 che pubblica “La Banlieue de Paris”, il suo primo libro fotografico. Nasce così il Doisneau che tutti conosciamo: un cantore visivo della “francesità”, capace di raccontare la Parigi degli innamorati, dei bistrot, dei bambini che giocano per strada e degli artisti nei loro atelier.

Negli anni ’50 entra a far parte del Group XV, un’associazione di fotografi dediti alla sperimentazione tecnica e artistica. Da quel momento in poi, la sua carriera è un continuo racconto per immagini della vita quotidiana, vista con sguardo ironico, anticonformista e profondamente umano.

Un umanista con la macchina fotografica

Robert Doisneau è considerato, insieme a Henri Cartier-Bresson, uno dei padri fondatori della street photography e del fotogiornalismo umanista francese. Al centro della sua arte non ci sono eventi storici o personaggi famosi, ma le persone comuni, colte nei loro momenti più veri, spesso in situazioni surreali, buffe o tenere.

Il suo stile è inconfondibile: poesia, ironia e tenerezza, fuse in scatti che parlano di umanità. I suoi soggetti preferiti? I bambini e gli innamorati, in cui riconosceva quella dolce fragilità e bellezza che voleva celebrare.

Come lui stesso diceva:

“Quello che cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.”

“Le Baiser de l’Hôtel de Ville”: il bacio che ha fatto la storia

Il suo scatto più celebre, “Il Bacio davanti all’Hôtel de Ville” (1950), è diventato un simbolo dell’amore romantico. Realizzato per la rivista americana Life, mostra una giovane coppia che si bacia tra la folla parigina.

Negli anni ’90, la foto fu al centro di una controversia: una coppia francese sostenne di essere ritratta nello scatto e fece causa a Doisneau. Il fotografo fu costretto a rivelare che si trattava di una posa richiesta a due giovani attori, Françoise Bornet e Jacques Carteaud. L’autenticità dell’emozione, però, rimase intatta: la forza della foto stava nella sua capacità di farci sognare un amore universale.

Nel 2005, la Bornet riuscì a vendere una copia autografata dell’opera per 155.000 euro.

Un “pescatore di immagini”

Doisneau amava definirsi un “pescatore di immagini”, uno che usciva per strada spinto da un bisogno viscerale di vedere, di sentire, di vivere.

“Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo, l’entusiasmo svanisce. Non credo che si possa ‘vedere’ intensamente più di due ore al giorno.”

Questa sua filosofia spontanea e viscerale della fotografia ha dato vita a migliaia di scatti che ancora oggi parlano al cuore di milioni di persone.

Un’eredità viva

Nel 2014, la casa editrice Taschen ha pubblicato la più ampia monografia dedicata a Robert Doisneau, con oltre 400 fotografie. Curata dall’amico e critico Jean-Claude Gautrand, rappresenta una straordinaria celebrazione dell’artista e dell’uomo.

Ancora oggi, Doisneau è un punto di riferimento per chi ama la fotografia di strada, per chi crede nella potenza della semplicità e nella bellezza del quotidiano.

LPP

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Robert Doisneau, uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, ci lasciava il 1° aprile 1994, lasciando un’eredità visiva unica: un affresco umano, ironico e poetico della Parigi del dopoguerra. A distanza di anni, le sue immagini continuano a parlare al cuore di chi le osserva, raccontando una Francia autentica, tenera e profondamente umana.

Chi era Robert Doisneau?

Nato nel 1912 a Gentilly, un sobborgo operaio di Parigi, Doisneau fu inizialmente avviato alla litografia, ma presto comprese che la vera scuola era la strada. “Le lezioni più importanti le ho apprese nelle strade”, amava ripetere. Ed è proprio nelle banlieue parigine che il giovane Robert inizia a scattare le sue prime foto, con l’obiettivo di venderle alle riviste, in un’epoca in cui il fotogiornalismo stava nascendo.

Negli anni ’30 lavora come fotografo industriale per Renault e successivamente collabora con il celebre fotografo pubblicitario André Vigneau. Ma la Seconda Guerra Mondiale interrompe la sua carriera: Doisneau entra nella Resistenza, usando le sue abilità da litografo per falsificare documenti e salvare vite.

Il ritorno alla fotografia e la nascita di un’icona

Finita la guerra, Doisneau riprende a fotografare. Collabora con Vogue, ma è nel 1949 che pubblica “La Banlieue de Paris”, il suo primo libro fotografico. Nasce così il Doisneau che tutti conosciamo: un cantore visivo della “francesità”, capace di raccontare la Parigi degli innamorati, dei bistrot, dei bambini che giocano per strada e degli artisti nei loro atelier.

Negli anni ’50 entra a far parte del Group XV, un’associazione di fotografi dediti alla sperimentazione tecnica e artistica. Da quel momento in poi, la sua carriera è un continuo racconto per immagini della vita quotidiana, vista con sguardo ironico, anticonformista e profondamente umano.

Un umanista con la macchina fotografica

Robert Doisneau è considerato, insieme a Henri Cartier-Bresson, uno dei padri fondatori della street photography e del fotogiornalismo umanista francese. Al centro della sua arte non ci sono eventi storici o personaggi famosi, ma le persone comuni, colte nei loro momenti più veri, spesso in situazioni surreali, buffe o tenere.

Il suo stile è inconfondibile: poesia, ironia e tenerezza, fuse in scatti che parlano di umanità. I suoi soggetti preferiti? I bambini e gli innamorati, in cui riconosceva quella dolce fragilità e bellezza che voleva celebrare.

Come lui stesso diceva:

“Quello che cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.”

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Negli anni ’90, la foto fu al centro di una controversia: una coppia francese sostenne di essere ritratta nello scatto e fece causa a Doisneau. Il fotografo fu costretto a rivelare che si trattava di una posa richiesta a due giovani attori, Françoise Bornet e Jacques Carteaud. L’autenticità dell’emozione, però, rimase intatta: la forza della foto stava nella sua capacità di farci sognare un amore universale.

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Doisneau amava definirsi un “pescatore di immagini”, uno che usciva per strada spinto da un bisogno viscerale di vedere, di sentire, di vivere.

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